UN CORPO POLITICO

 

Stefano Pierotti, attraverso “Berluscrotto”, enfatizza senza analizzare la dimensione culturale dell’attuale società italiana. L’artista (Pietrasanta, 1964) enuncia ma non denuncia uno stato eclatante del sentire italiano, pubblico e diffuso; egli sostiene, con la forza trattenuta della tecnica, una logica dell’affermazione che è  personale coscienza acquisita e dislocata per l’aria mediatica di oggi, in un presente espressivo che l’arte sa fermare con gli accenti più salienti ed effettivi della comunicazione. Il volto di Silvio Berlusconi si fa rappresentazione compiuta di uno stadio avanzato del disfacimento morale italiano; è tanto algido quanto segnato da un colore che assurge a condizione fisiologica del dolore. Il rosso conduce al sangue, quale indubbio paradigma. E sgorga dall’alto: da cute piatta come covo ancora tiepido; basso per pazienza, per peso sopportato; la pelle è tinta di cera lattea, solcata da sovietici timori, ricordi sbiaditi negli anni ma rinverditi per servile contrappunto di propaganda.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Primo Ministro è ormai lo spettro di sé. Non è altro che la somma delle sue insicurezze, fobie, idiosincrasie, perversioni. Berlusconi è un fantasma di cui rimane l’eredità… cospicua nella deriva e certa nell’efficacia. È il berlusconismo! che funziona nel bello d’ogni circolo vizioso; sorge, cessa, risorge con magico respiro e mistico contatto con la parte muta e sorda dell’umanità: quella peggiore, per debolezza. L’uomo Silvio Berlusconi è rubato dall’autore Pierotti per mossa d’emblematico stile: a concretarne nella resina le malattie, gli influssi negativi, i brani d’etica distorta.
Berlusconi diventa simbolo del proprio malcelato vittimismo: ecco la morbosità di un pensiero tremulo; ecco il sogno illusorio o l’incubo rivelatore; ecco il fallimento. Proprio lui che cavalcava fra le stelle del coraggio, della fortuna, dell’intransigenza. Laggiù, sull’erba azzurra di un campo di calcio: il suo, il più popolare e populista d’Italia - per ridere e far ridere ancora (con la forza universale del consenso: ingiusta legge del bisogno di bisogni).
 
 
Fabio Migliorati